La sentenza n. 34191/2025 della Corte di Cassazione affronta profili rilevanti in tema di responsabilità penale degli amministratori societari in ambito tributario. La Suprema Corte ha precisato che anche l’amministratore “di diritto”, compreso il soggetto che svolge un ruolo meramente formale o di prestanome, può essere chiamato a rispondere penalmente di reati fiscali, quali la dichiarazione infedele, qualora accetti l’incarico con piena consapevolezza dei rischi fiscali e della possibile illiceità dell’attività svolta dalla società.
In tali ipotesi, ai fini dell’imputazione è sufficiente la configurabilità del dolo eventuale, inteso come coscienza della possibile commissione dell’illecito e accettazione del relativo rischio da parte dell’amministratore.
Con il provvedimento ine same, la Corte ha inoltre sottolineato la necessità di un’attenta valutazione in sede di confisca dei beni connessi al reato. I giudici sono tenuti a fornire una motivazione puntuale e a verificare la proporzionalità tra il profitto illecito conseguito e l’ammontare dei beni oggetto di confisca, accertando in modo autonomo ciò che deriva effettivamente dall’attività illegale.
Cassazione, sent. n. 34191/2025